Ti racconterò di quando tutto questo non aveva ancora una forma riconoscibile.

C’era già un modo di ragionare.

Un modo di leggere le situazioni, affrontarle e rimetterle in ordine.

Funzionava.

Ma non era stato formalizzato.

Non era riconosciuto come metodo.
Non aveva una struttura definita.
Non portava una firma.

Ad un certo punto questa condizione era diventata una questione quasi identitaria.

Contestualmente, poiché quel modo di ragionare aveva sempre avuto un principio chiaro — l’indipendenza del cliente — ad un certo punto la domanda cominciava a diventare inevitabile:

in tutto questo, Celeste dov’è?

Ed è una domanda che, indipendentemente dal motivo, ad un certo punto molte persone si fanno.

Poi torna.
E torna ancora.

Fino a quando il contesto non fa più testo.

La domanda resta.

Echeggia, anche se in silenzio.

Il più delle volte il motivo è semplice:

siamo troppo presi a far funzionare tutto il resto per prenderci cura di ciò che conta davvero.

Si corre dietro alla struttura che cresce,
alle responsabilità che aumentano,
al tempo che non basta mai.

Le incomprensioni aumentano.
I finti amici si prendono il loro momento.

E accade qualcosa di davvero paradossale:

il valore prodotto
non riesce più a darti la serenità o l’appagamento che credevi ti avrebbe dato.

A volte non sembra neanche qualcosa di cui essere fieri.

Può succedere allora di sentirsi soli in mezzo ad una folla.

Nelle decisioni.
Nelle responsabilità.
Nel ruolo.

Non è pazzia.

È una condizione reale.

Vita vissuta.

Ed è proprio in uno di quei momenti che è successo qualcosa di preciso.

Celeste ha cominciato a simulare una via d’uscita.

Lo aveva già fatto in passato per affrontare situazioni altrettanto complesse; aveva bisogno di mettere ordine dove c’erano pressione, confusione e responsabilità.

Ma questa volta era diverso.

Questa volta la simulazione era destinata a diventare la Big Simulation.

È proprio dalla Big Simulation che nasce il progetto CHARLY HOLMS.

Quando le è stato chiesto quale fosse l’obiettivo, Celeste ha risposto:

“Perché il mio nome e quello di Charly camminino nel tempo e in luoghi che io non vedrò mai.”